In un’osteria dell’antica Roma si incontrano quattro personaggi eccellenti: gli imperatori Marco Aurelio e Adriano e due loschi personaggi del nostro tempo, Jeffrey Epstein e Peter Thiel. Come mai sono finiti tutti lì? A bere Falerno in una locanda non lontano dal Colosseo? Marco Aurelio e Adriano non si conobbero in vita, per ovvie differenze anagrafiche, ma vagavano volentieri per Roma in veste di fantasmi chiamati dalla curiosità di vedere se le loro scelte avevano interrotto o almeno rallentato il declino della grande civiltà romana. Gli altri due… Elon Musk non era riuscito ad andare su Marte, ma poteva vantarsi di aver inventato la macchina del tempo (nel tempo si viaggiava nella forma del miraggio). Da Trump e altri autocrati, Epstein e Thiel vennero mandati in missione per raccogliere informazioni preziose. Soggiornarono così fra la polvere delle antiche strade romane per imparare dai grandi imperatori antichi il mestiere del tiranno. Una competenza che avrebbero speso con grande merito, e sicuri di conquistare gloria, consigliando i governanti del tempo presente che parevano amare sempre meno la democrazia e le sue regole. Tuttavia, come scopriranno, i due moderni hanno incontrato gli imperatori sbagliati.
Dramatis Personae
MARCO AURELIO
Imperatore di Roma, 121–180 d.C. Filosofo stoico. Autore delle Meditazioni. Ha governato l’impero nei suoi anni più travagliati senza mai smettere di interrogarsi sui limiti del proprio potere.
ADRIANO
Imperatore di Roma, 76–138 d.C. Architetto, viaggiatore, legislatore. Ha scelto di fermare l’espansione dell’impero al culmine della sua potenza, privilegiando il consolidamento alla conquista.
PETER THIEL
Imprenditore e investitore americano, nato nel 1967. Co-fondatore di PayPal e Palantir. Ha scritto apertamente che libertà e democrazia sono incompatibili. Teorico della tecnocrazia autoritaria.
JEFFREY EPSTEIN
Finanziere americano, 1953–2019. Costruttore di una rete internazionale di abusi sessuali su donne e minori. Esperti ONU hanno definito alcuni dei crimini documentati potenzialmente riconducibili ai crimini contro l’umanità.
Atto I
Thiel parla come se stesse tenendo una conferenza. Epstein lo ascolta con un sorriso appena accennato. Marco Aurelio osserva in silenzio. Adriano beve Falerno.
THIEL
La democrazia è un esperimento fallito. Lo dico senza nostalgia e senza rabbia: è una semplice constatazione storica. Ogni sistema politico deve essere giudicato dai risultati che produce. La democrazia produce mediocrazia. Produce un livellamento verso il basso, una tirannia silenziosa della maggioranza che punisce l’eccellenza e premia la conformità. La storia appartiene a chi ha il coraggio di andare oltre.
EPSTEIN
Ha ragione. La gente comune non sa cosa vuole. Non lo ha mai saputo. Ha bisogno di essere guidata, e chi guida deve avere le mani libere. I grandi uomini non si fermano davanti alle regole: le regole esistono per gli altri.
MARCO AURELIO
Sentite quanto è breve la distanza tra le vostre parole e la tirannide. Avete appena descritto ogni despota che la storia abbia prodotto, ogni imperatore che abbia creduto di stare al di sopra degli uomini che governava. Io ho avuto quel potere. Non lo dico con orgoglio: lo dico come chi conosce il peso di una tentazione quotidiana.
THIEL
Ma lei, Marco Aurelio, ha avuto quel potere e lo ha esercitato. Non vedo dove stia la differenza.
MARCO AURELIO
La differenza sta nel fatto che ogni mattina scrivevo a me stesso: non ti credere necessario. Ho governato sapendo che avrei potuto sbagliarmi. Ho cercato il consiglio di chi mi contraddiceva. Ho costruito il mio limite dall’interno, non perché una legge me lo imponesse, ma perché capivo che senza quel limite avrei smesso di governare e avrei cominciato semplicemente a possedere.
ADRIANO
E io ho fatto qualcosa di più concreto. Quando ero al culmine della mia potenza, quando nessuno avrebbe potuto fermarmi, ho smesso di espandermi. Ho tracciato un confine. Non perché fossi debole: perché capivo che un potere senza misura diventa instabile, e che governare significa anche saper rinunciare. Il vallo che porta il mio nome in Britannia non è una sconfitta: è una scelta.
THIEL
(con impazienza)
Nobile, molto nobile. Ma voi governavate un impero con eserciti e province. Io parlo di qualcosa di diverso: della tecnologia come nuovo impero. Non si conquista con le spade, si conquista con i dati, con i codici, con le piattaforme. E in questo campo, chi si ferma perde. Il limite è il fallimento.
ADRIANO
Ho costruito più di quanto abbia conquistato. Ho costruito il Pantheon, ho fatto ristrutturare il Tempio di Giove a Gerusalemme — poi lo ho distrutto, e questa resta la più grande colpa della mia vita. Sa cosa mi ha insegnato quella colpa? Che ogni potere che non conosce il proprio limite produce, prima o poi, la sua propria catastrofe. Voi state costruendo strumenti di sorveglianza e controllo senza chiedervi dove finisce lo strumento e dove inizia la gabbia.
Atto II
Epstein parla come chi è abituato a non essere contraddetto. Marco Aurelio lo osserva perplesso.
EPSTEIN
Le leggi sono convenzioni. Non verità assolute. Ho vissuto tutta la mia vita in questo modo, e per decenni ho avuto ragione io. La ricchezza è una forma di intelligenza applicata al mondo. Se ho potuto fare ciò che ho fatto, significa che il sistema me lo permetteva. Non sono io il problema: è il sistema che ha prodotto le sue eccezioni.
MARCO AURELIO
Permettetemi di capire. State dicendo che ciò che non viene punito è quindi lecito?
EPSTEIN
Sto dicendo che la legge e la morale sono cose diverse. Ognuno costruisce la sua morale. I potenti hanno sempre avuto le loro regole. È sempre stato così.
MARCO AURELIO
No. Non è sempre stato così, nel senso che intendete. Ho scritto per me stesso — non per la posterità, non per i sudditi, solo per me stesso — che l’unica cosa vergognosa è fare del male. Non lo scrivevo in un codice di leggi: lo scrivevo in un diario privato dove nessuno mi avrebbe mai giudicato. Questo è il punto che non riuscite a comprendere. Il limite non esiste perché qualcuno ci guarda. Esiste perché siamo esseri razionali che vivono in una comunità di esseri razionali, e ogni danno che infliggiamo agli altri è una ferita che infliggiamo alla struttura stessa del mondo.
EPSTEIN
(con un mezzo sorriso)
Bellissimo. Lei scriveva nel suo diario. Io costruivo reti. Chi ha lasciato più tracce nella storia?
ADRIANO
Le tracce che lei ha lasciato sono documentate in milioni di pagine processuali che descrivono quello che esperti di diritto internazionale hanno definito crimini contro l’umanità. Le tracce che noi abbiamo lasciato sono acquedotti, codici di legge, biblioteche, frontiere che hanno protetto popolazioni per secoli. Non è la stessa cosa.
EPSTEIN
I vincitori scrivono la storia.
MARCO AURELIO
E le vittime la incarnano. Virginia Giuffre è morta nell’aprile del 2025, a quarantun anni, dopo aver combattuto per decenni per ottenere giustizia. Aveva detto: prendeteci sul serio, siamo importanti. Voi l’avete trattata come un oggetto. Non c’è argomentazione filosofica che possa giustificare questo.
Un silenzio. Epstein non risponde. Per la prima volta non ha una risposta pronta.
THIEL
Voglio prendere le distanze da ciò che Epstein ha fatto. Le mie posizioni sono di carattere politico e filosofico, non…
ADRIANO
(interrompendolo)
No. Non le è permesso separare le due cose così facilmente. Lei teorizza che la democrazia sia un sistema da superare, che esista una gerarchia naturale tra gli esseri umani, che le élite debbano governare senza i vincoli del consenso popolare. E poi si stupisce quando quella stessa logica, applicata da altri, produce i risultati che produce? Il pensiero non è innocente. Le idee hanno conseguenze.
THIEL
Le idee non sono responsabili di chi le usa male.
MARCO AURELIO
Questa è la risposta di chi non vuole essere responsabile. Io ho governato un sistema che produceva schiavitù. Per tutta la vita ho cercato di alleviare quella contraddizione, di liberare schiavi, di migliorare le condizioni di chi non aveva potere. Non riuscii a eliminare il sistema: era più grande di me. Ma almeno non costruivo teorie filosofiche per legittimare la gerarchia. Lei, invece, la cerca attivamente. Usa Aristotele per dire che alcuni esseri umani sono naturalmente fatti per obbedire. Sa cosa facevano con Aristotele nel Medioevo? Lo usavano per giustificare qualsiasi cosa. La filosofia non è una clava: è uno strumento di indagine. Se la usa per concludere ciò che ha già deciso di concludere, non sta filosofando: sta propagandando.
Atto III
L’atmosfera si fa più tesa. Marco Aurelio siede. Adriano assume un’espressione stanca.
THIEL
Ammettiamo per un momento che le vostre critiche abbiano un fondamento. Resta il problema concreto: le democrazie liberali contemporanee non riescono a governare la complessità tecnologica. Sono troppo lente, troppo dipendenti dal consenso di masse che non capiscono ciò che sta accadendo. Qualcuno deve decidere. E quel qualcuno deve avere le competenze per farlo.
ADRIANO
Questo argomento lo conosco. L’ho usato anch’io, nella mia versione. Ho accentrato il potere amministrativo, ho ridotto il ruolo del Senato, ho deciso che sapevo meglio degli altri. E per vent’anni ho avuto ragione. L’impero ha funzionato. Ma quando ho scelto il mio successore ho sbagliato la prima volta, e solo per caso ho corretto quell’errore prima di morire. Capisce cosa significa questo? Significa che il sistema dipendeva interamente dal mio giudizio personale. Basta un errore, basta una malattia, basta la vecchiaia, e tutto ciò che hai costruito è in pericolo. Non è un governo: è una scommessa sulla vita di un uomo.
THIEL
Le democrazie scommettono sulla saggezza delle masse. Non vedo perché questa scommessa sia migliore.
MARCO AURELIO
Non si tratta di scommettere sulla saggezza delle masse. Si tratta di costruire meccanismi che impediscano a un singolo uomo di causare danni irreparabili anche quando è in buona fede, anche quando è intelligente, anche quando è virtuoso. Io ero uno degli imperatori più riflessivi che Roma abbia mai avuto, e ho fatto cose di cui mi sono vergognato. La persecuzione dei cristiani. La guerra come unico strumento ai confini. La schiavitù che ho combattuto ma non ho abolito. Le istituzioni non servono a sostituire la saggezza: servono a correggere gli errori anche dei saggi.
EPSTEIN
Molto commovente. Ma nella realtà, le istituzioni servono a proteggere chi già ha potere. Io ne so qualcosa: nel 2008 ho patteggiato tredici mesi di regime di semilibertà per crimini che avrebbero mandato in prigione a vita chiunque altro. Le istituzioni funzionavano benissimo, per me.
ADRIANO
E lei usa questo come argomento contro le istituzioni? È come incendiare una casa e poi sostenere che le case non proteggono dal fuoco. Le istituzioni che l’hanno lasciata impunita erano istituzioni corrotte, comprate, intimorite. La risposta non è abolirle: è renderle più forti, più indipendenti, più difficili da corrompere. Gli esperti dell’ONU che nel 2026 hanno analizzato i file su di lei hanno detto esattamente questo: se gli Stati non perseguiranno i responsabili, verranno minate le basi stesse della democrazia. Non stavano difendendo le istituzioni che hanno fallito. Stavano chiedendo le istituzioni che avrebbero dovuto esserci e non c’erano.
THIEL
E chi costruisce queste istituzioni? Con quale legittimità?
MARCO AURELIO
Con la legittimità della ragione e del dialogo. Con la stessa legittimità con cui sto parlando con lei adesso. Non c’è altra fonte. Un imperatore che governa bene non è legittimato dalla sua bontà: è legittimato dal fatto che le persone che governa stanno meglio, hanno più sicurezza, più giustizia, meno paura. Questo è il contratto. Non è un pezzo di carta: è una pratica quotidiana di responsabilità condivisa.
THIEL
(più quieto, quasi riflessivo)
Lei sta descrivendo un ideale. Non la realtà.
MARCO AURELIO
Certo che è un ideale. Ogni cosa degna di essere costruita è prima un ideale. Ho scritto le Meditazioni non perché fossi virtuoso: le ho scritte perché aspiravo a esserlo e spesso fallivo. La distanza tra l’ideale e la realtà non è un argomento per rinunciare all’ideale. È la misura del lavoro che resta da fare.
EPSTEIN
Parole belle. Ma intanto io ho vissuto come volevo, ho frequentato presidenti e principi, ho avuto accesso a ogni cosa. E lei, Marco Aurelio, ha trascorso la vita a combattere alle frontiere del Danubio, a fare il soldato quando voleva fare il filosofo. Chi dei due ha scelto meglio?
MARCO AURELIO
(con calma, senza ira)
Io sono morto sapendo di aver cercato di fare il bene. Lei è morto in una prigione federale in circostanze che nessuno ha ancora chiarito del tutto, lasciando dietro di sé milioni di pagine di orrore e donne distrutte. Ognuno di noi ha scelto. Le conseguenze sono quello che sono.
Lungo silenzio. Epstein non risponde.
ADRIANO
C’è una cosa che voglio dire prima che questo dialogo si chiuda. Io non ero un santo. Ho commesso errori gravi. Ho soppresso la rivolta ebraica con una violenza che non mi perdono. Il limite interiore che cercavo di costruire non era assoluto: cedeva sotto la pressione, cedeva quando sentivo minacciato il mio potere. Questo è il punto esatto in cui il vostro argomento ha una sua forza: i buoni non sono abbastanza buoni. E per questo le istituzioni non sono un lusso. Sono una necessità strutturale. Non esistono per i cattivi governanti: esistono per tutti, compresi i migliori.
THIEL
Quindi lei sta ammettendo che anche il suo modello è fallito.
ADRIANO
Sto ammettendo che il mio modello era incompleto. C’è una differenza. Un modello incompleto si corregge. Un modello che parte dall’assenza di qualsiasi vincolo non ha niente da correggere: ha solo danni da nascondere.
EPSTEIN
Lascia perdere collega, ho capito che da questi due non ne caviamo un ragno dal buco. Abbiamo sbagliati imperatori. Chi dovremmo cercare? Non mi ricordo mica molto di storia romana. Aspetta… Un barlume… Forse quelli buoni erano Caligola e Nerone, e se non sbaglio anche uno che si chiamava… Ti… Ti… Tiberio, se non erro…
THIEL
Si, andiamo, andiamo…
Epilogo
Thiel ed Epstein si allontanano senza parole. Marco Aurelio e Adriano restano. La luce cambia.
ADRIANO
Pensi che abbiano capito qualcosa?
MARCO AURELIO
No. Ma non parlavo a loro.
ADRIANO
A chi, allora?
MARCO AURELIO
A chi li ascolta. A chi legge. A chi domani dovrà scegliere se accettare la logica del potere senza freni o fare la fatica di costruire qualcosa di più solido. Il problema non è convincere Thiel o Epstein. Il problema è che le loro idee circolano, vengono ripetute, vengono normalizzate. E ogni volta che qualcuno le accetta senza esaminare, il limite si sposta un poco più in là.
ADRIANO
E la risposta?
MARCO AURELIO
La stessa di sempre. Il pensiero. La parola. La volontà di non tacere. Non è eroica, non è spettacolare. Ma è l’unica cosa che abbia mai funzionato davvero.
La luce si spegne lentamente.


