Mi ha colpito il titolo di questo saggio filosofico che qualche settimana fa ho trovato in una libreria. Dovrebbero interessare a tutti i libri che affrontano i cosiddetti “esistenziali”, aspetti fondamentali dell’esperienza umana, le cui caratteristiche sono cambiate nel tempo ma che alla fine si ripropongono in ogni latitudine e in ogni epoca.
Libri seri, dunque. Libri per evadere da una obbligata evasione, libri per intrattenersi in modo diverso nell’intrattenimento dominante.
Potevo allora non comprarlo dal momento che ha nel titolo la parola “angoscia”? Categoria esistenziale per eccellenza?
Il filosofo tedesco Byung-Chul Han mette subito in chiaro che l’angoscia è procurata socialmente. È detto nel titolo.
Non so se è vero. È però esperienza universale che stiamo meglio via via che ci emancipiamo dai modelli e dalle richieste sociali. Modelli e richieste che non ci siamo scelti e che si basano su interessi che non sono i nostri. Desideri ed interessi inculcati fin da piccoli: “i desideri dell’io”, possiamo chiamarli, consustanziali alla nostra identità. Ma sono interamente i nostri?
No. L’altro che siamo ha altri desideri. Posti su altri piani. Raggiungerli ci consentirebbe la compiutezza per usare un termine alchemico utile anche oggi.
L’autore si sofferma su questi tre punti che mi sono sembrati essenziali:
1) L’angoscia è l’esperienza esistenziale di chi è sottomesso al dominio. Il dominio, sottomettendo, trasforma l’uomo in cosa, il soggetto in oggetto, o meglio, in “a-soggetto”, per usare una espressione lacaniana. L’uomo-cosa si angoscia perché non ha vita.
2) L’antidoto all’angoscia è la speranza, che nasce quando riusciamo a pensare che un “totalmente Altro” è possibile. Non ci sono speranze a metà, di piccolo cabotaggio. Questi sono solo desideri.
3) Bisogna aver fede. Fede nell’Altro che riusciamo ad intuire, se non lo riusciamo ad immaginare (può essere molto sfuggente).
La speranza non attinge la propria forza dall’immanenza del Sé. Non ha il suo centro nel Sé. Chi spera è in cammino verso l’Altro. Sperando ci si affida a qualcosa che oltrepassa il Sé. Per questo la speranza è contigua all’aver fede.
Tempo di lettura: 2 ore.
Valutazione: 3 stelle.
Byung-Chul Han, Contro la società dell’angoscia, Einaudi, 2025 (€ 18,00).


