Come si fa a rendere un adeguato omaggio a scrittori considerati secondari ma la cui pienezza d’anima e d’animo non è seconda a nessuno?
La loro lettura ha un duplice compito. Da una parte rimediare al torto della storia letteraria che per quanto generosa sia non consente a tutti uno scranno nell’empireo; dall’altra concepire che leggere autori che “non si deve leggere” (fermo restando che abbiano letto anche gli altri) è un dovere per noi che cerchiamo la strada della vita lontano da ciò che il fout.
L’anima (e alla fine daremo una definizione adatta ai tempi di che cosa sia) non sta dove “si deve”. Al contrario, sta dove non si deve. Leggere gli autori che non è un obbligo leggere vuol dire cercare ancora ciò che nel reale (concreto o immaginario) porta il segno dell’anima.
A chi sto pensando?
Anton Ceckov, umile artista nell’ombra di Tolstoy e Dostoevsky. Era medico, e – come Kafka – non credeva che la professione fosse a detrimento della scrittura: la professione agisce sul presente (cura i malati, verifica la sicurezza sul lavoro, come in Kafka); la scrittura agisce in ciò che in ognuno parla al futuro, all’avvenire, che è un modo diverso di dire a ciò che è fuori dal tempo.
Andrej Platonov: inchiniamoci a questi misconosciuto figlio di un fabbro!
Per chi ha tempo di sorgere, ci sia il tempo di leggere questi autori secondari.
- Anton Ceckov, Racconti, Rizzoli (https://www.lafeltrinelli.it/racconti-libro-anton-cechov/e/9788817018005)
- Andrej Platonov, Dzan, Einaudi (https://www.lafeltrinelli.it/dzan-anima-libro-andrej-platonov/e/9788807905230)


